Era il 27 giugno 1980 quando un DC9 dell’Itavia, in volo da Bologna a Palermo, svanì nel cielo sopra il Tirreno. 81 persone persero la vita, e quella ferita non si è mai rimarginata. Quarantasei anni dopo, la verità resta avvolta nel mistero, tra depistaggi e silenzi che pesano come macigni. Il presidente Sergio Mattarella e i familiari delle vittime non si arrendono: chiedono risposte chiare, insistentemente. La strage di Ustica continua a scuotere la coscienza collettiva, spingendo ancora una volta il governo e le istituzioni a confrontarsi con un passato doloroso che rifiuta di essere dimenticato.
Mattarella: un appello a non lasciare che la verità resti nascosta
Il Capo dello Stato ha rilanciato l’appello a non dimenticare e a proseguire la ricerca di verità su quella notte tragica. Nel suo messaggio per l’anniversario, Mattarella ha ribadito l’urgenza di “ricomporre quanto accadde sul mar Tirreno”. Ha ricordato il dolore indelebile delle famiglie delle vittime, segnate da un evento “inaccettabile” che il tempo non è riuscito a lenire. Tutti i passeggeri e l’equipaggio del DC9 persero la vita, molti senza neppure una sepoltura. Nel corso degli anni, la ricostruzione è rimasta confusa, tra ipotesi e insabbiamenti, ma non è mai venuta meno la volontà di trovare una spiegazione chiara e documentata. Per Mattarella, fermarsi ora sarebbe un tradimento non solo della memoria, ma della storia stessa della Repubblica.
Daria Bonfietti: “Giustizia fino in fondo, chi ha abbattuto il DC9 deve essere individuato”
Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei familiari, non ha mai smesso di chiedere giustizia con fermezza. Dopo la commemorazione a Bologna, ha ribadito che non si può chiudere il caso senza aver individuato i responsabili. Per lei, ormai basandosi su molti elementi, il DC9 fu abbattuto durante un conflitto aereo. Serve andare fino in fondo e scoprire chi ha materialmente causato la tragedia. “Se la magistratura non può farlo con i suoi strumenti, dovrà intervenire la politica”, ha detto Bonfietti, sottolineando il ruolo chiave del governo nel sollecitare risposte dai Paesi alleati. La presenza di forze straniere nello spazio aereo italiano quella notte, secondo lei, impone una diplomazia più decisa e una volontà politica forte per ottenere la verità.
Il pressing sul governo: Meloni chiamata a una risposta chiara
Le parole di Bonfietti non sono state solo critiche, ma un appello diretto alla premier Giorgia Meloni. Alla presidente del Consiglio è stato chiesto un intervento concreto e rapido, soprattutto sulla decisione dello Stato di costituirsi parte civile contro la richiesta di archiviazione della procura. Bonfietti ha chiesto che il governo manifesti apertamente la volontà di conoscere tutta la verità sulle circostanze del 27 giugno. Il rapporto con la Francia, spesso indicata come coinvolta, è un nodo cruciale. Il recente incontro tra Meloni e Macron potrebbe rappresentare un’occasione per ottenere risposte da Parigi. La richiesta è chiara: una diplomazia forte e decisa, capace di rompere il silenzio e fare luce sulle responsabilità dell’abbattimento.
Bologna non dimentica: il sindaco Lepore rilancia l’appello contro le archiviazioni
A Bologna, città simbolo per la vicenda Ustica, la tensione resta alta. Il sindaco Matteo Lepore ha raccolto e rilanciato l’appello delle famiglie: “La memoria non si archivia”. Dopo anni di depistaggi, silenzi e ostacoli, oggi si vedono tentativi di chiudere la vicenda senza risposte definitive. Lepore ha detto con forza che l’Italia non può accettare questa situazione. Ha ringraziato Mattarella per la vicinanza alle famiglie e per l’impegno a chiedere chiarezza anche a livello internazionale. Secondo il sindaco, il clima geopolitico attuale può favorire un confronto più aperto tra Paesi alleati, compresa la Francia. Ha chiesto piena cooperazione dagli stati coinvolti, convinto che oggi ci siano le condizioni per risolvere definitivamente il mistero.
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La strage di Ustica resta una ferita aperta nella storia italiana. Tante richieste di verità si intrecciano con documenti, testimonianze e ombre di complotti internazionali ancora da chiarire. Nel 2024, mentre si ricordano 46 anni da quella notte di dolore, la pressione di famiglie e istituzioni sulla politica e sulla diplomazia torna a farsi sentire con forza. Una pagina dolorosa che l’Italia non vuole lasciare nel silenzio o nell’oblio.
