Strage di Ustica, Governo si oppone all’archiviazione: l’opposizione celebra un annuncio decisivo

Redazione

18 Luglio 2026

Sono passati più di quarant’anni dalla strage di Ustica, eppure quella ferita aperta continua a far tremare l’opinione pubblica. Nelle ultime ore, Palazzo Chigi ha annunciato una decisione che potrebbe cambiare le carte in tavola: il Governo, attraverso l’Avvocatura dello Stato, si opporrà alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. Un segnale forte, che conferma quanto la vicenda resti lontana dal chiudersi. Il 30 settembre si terrà l’udienza in cui il giudice deciderà se accogliere o respingere la richiesta. Intanto, la possibilità per le parti civili di costituirsi resta in stand-by, perché il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari, quel momento cruciale in cui si decide se andare avanti o fermarsi.

Governo contro l’archiviazione: una battaglia legale e politica

Il Governo ha scelto di scendere in campo con forza in questa delicata partita giudiziaria. Nel comunicato di Palazzo Chigi si sottolinea la volontà di opporsi alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura, fermando così una possibile chiusura anticipata di un procedimento che da anni cerca risposte. A guidare questa battaglia sarà l’Avvocatura dello Stato, che rappresenta l’interesse pubblico nelle controversie giudiziarie, con l’incarico di difendere il complesso quadro legato a quella tragica notte del 27 giugno 1980. L’udienza del 30 settembre sarà il momento decisivo, quando un giudice dovrà stabilire se ci sono ancora elementi concreti per andare avanti con le indagini. La posta in gioco è alta: accettare l’archiviazione significherebbe di fatto mettere un freno a ogni possibile sviluppo investigativo.

Parallelamente, il procedimento è fermo ancora nella fase delle indagini preliminari. Questo impedisce per ora alle parti interessate di costituirsi formalmente parte civile in tribunale. Una situazione che complica la partecipazione attiva delle vittime o dei loro rappresentanti, ma che non chiude le porte a futuri passi avanti. La decisione del Governo va oltre l’aspetto legale: è un segnale politico netto che sottolinea quanto questa vicenda resti centrale. Ancora oggi, la ricerca della verità è un impegno che le istituzioni vogliono portare avanti, nonostante le ombre e le controversie che hanno segnato per decenni questa pagina delicata della storia italiana.

Politici e familiari delle vittime: un plauso alla decisione del Governo

L’annuncio di Palazzo Chigi ha subito raccolto il sostegno di esponenti politici e delle associazioni che rappresentano i familiari delle vittime della strage di Ustica. Tra i primi a commentare ci sono stati parlamentari del Partito Democratico come Walter Verini e Andrea De Maria, insieme a Ilaria Cucchi dell’Associazione Verità e Solidarietà , Marco Lombardo di Azione, Ivan Scalfarotto di Italia Viva e Marco Pellegrini del Movimento 5 Stelle. Tutti hanno sottolineato l’importanza di questa scelta, definendola una risposta attesa da tempo, portata avanti con forza dall’associazione dei familiari e dalla presidente Daria Bonfietti.

Questa apertura del Governo viene vista come un passo decisivo verso la verità e la giustizia, a quarantasei anni da quella tragedia che ha segnato il Paese. I politici hanno evidenziato come la possibilità di costituirsi parte civile una volta superate le udienze preliminari rappresenti una novità importante, che potrebbe garantire un ruolo più attivo alle vittime e ai loro rappresentanti nel processo. La speranza è che questo percorso porti finalmente a risultati concreti in un’indagine che ancora oggi aspetta risposte definitive.

Il coinvolgimento diretto delle istituzioni e la convergenza di forze politiche diverse mostrano quanto la strage di Ustica resti una ferita aperta nel nostro paese, sia sul piano civile che politico. Le famiglie delle vittime, unite e determinate, continuano a chiedere chiarezza e giustizia, sostenute da un fronte ampio che spinge con sempre maggiore forza sulle istituzioni. L’udienza di fine settembre si profila come un momento chiave per capire se quel desiderio di verità potrà finalmente trovare terreno fertile.

Dove siamo con l’inchiesta: indagini preliminari e cosa potrebbe accadere

L’inchiesta sulla strage di Ustica è ancora nella fase delle indagini preliminari. Si tratta del primo e più delicato passaggio del procedimento, durante il quale si raccolgono prove, si analizzano gli elementi a disposizione e si valutano eventuali responsabilità. In questa fase il giudice non entra ancora nel merito della causa, ma decide se ci sono i presupposti per andare avanti o archiviare tutto.

Al momento, la legge non permette alle parti offese di costituirsi parte civile, perché fino a quando non si supera questa fase non è possibile. Nonostante questo, chi rappresenta i familiari continua a lavorare con determinazione, pronto a entrare in campo appena sarà possibile. Costituirsi parte civile significa avere un ruolo attivo nel processo, chiedere risarcimenti e portare la propria voce in aula.

Tutto dipenderà dalla decisione che il giudice prenderà il 30 settembre. Se la richiesta di archiviazione verrà respinta, si aprirà la strada alla prosecuzione delle indagini e, in seguito, alla costituzione di parte civile. Potrebbe essere un punto di svolta in un procedimento che ha segnato la storia italiana, con riflessi anche sul piano politico e sociale. Mantenere alta l’attenzione delle istituzioni su questa vicenda resta fondamentale per dare risposte a una pagina dolorosa del nostro passato.

Con questa mossa, il Governo, tramite l’Avvocatura dello Stato, fa un passo deciso contro l’archiviazione, puntando a difendere l’interesse pubblico e a spingere per la verità. Il 30 settembre sarà il giorno in cui si capirà se questo impegno proseguirà. Nel frattempo, politica e società civile restano attente, consapevoli che dietro le procedure giudiziarie ci sono storie di vite spezzate e famiglie che ancora aspettano giustizia.

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