Legge elettorale: centrodestra compatto sulle preferenze, ma resta il nodo ballottaggio in vista del voto di settembre

Redazione

2 Settembre 2026

A pochi giorni dal voto in Aula, la legge elettorale infiamma il centrodestra. Il cuore della discordia? Il ballottaggio. Marcello Pera, di Fratelli d’Italia, ha presentato un emendamento unico per accelerare l’iter, con l’esame fissato tra il 9 e il 15 settembre. Forza Italia, invece, cambia rotta: abbandona gli emendamenti separati e cerca un’intesa con gli alleati. L’obiettivo è chiaro: tenere unita la coalizione. Ma la Lega non cede. Il suo no al ballottaggio resta netto, lasciando aperta la partita a pochi giorni dall’avvio del dibattito parlamentare.

Il ballottaggio spacca il centrodestra

La proposta di Pera prevede un secondo turno di voto se nessuna coalizione o lista raggiunge il 48% in entrambe le Camere, a condizione che le due più votate superino il 38%. Se non si verificano queste condizioni, il premio di maggioranza va al primo turno, se la coalizione più votata supera il 42%. La proposta ha scatenato un acceso confronto interno. La Lega resta contraria, difendendo il sistema a voto unico. Fratelli d’Italia invece vuole lasciare aperta la porta al ballottaggio, pur valutando con attenzione le implicazioni politiche e tecniche in un sistema bicamerale.

Forza Italia, con la capogruppo Stefania Craxi, ha scelto di non presentare emendamenti propri. Il partito punta a un approccio collaborativo, per evitare spaccature premature e tenere insieme la coalizione in vista della fase decisiva. Detto questo, non si escludono aperture verso proposte che migliorino la rappresentatività e la governabilità, rispettando la volontà degli elettori.

Andrea De Priamo, presidente della commissione, ha confermato che la premier ha dato il via libera all’emendamento sul ballottaggio, pur non considerandolo né prioritario né vincolante. Restano quindi dubbi e la partita resta aperta, con ulteriori valutazioni in vista.

Preferenze e capilista bloccati, il centrodestra cerca la quadratura del cerchio

Sul tema delle preferenze, il centrodestra si presenta compatto nel riproporre il testo già bocciato alla Camera. L’obiettivo è liberalizzare la scelta degli eletti, ma mantenendo alcune regole fisse. Restano infatti i capilista bloccati, senza obbligo di alternanza di genere per questi posti, che invece si applica alle tre preferenze concesse agli elettori. Questa soluzione ha creato tensioni, soprattutto tra le parlamentari donne, che chiedono una revisione più ampia per arrivare a una vera parità nelle candidature.

L’alleanza conferma il testo unificato, firmato da tutti i gruppi del centrodestra, come base per il voto al Senato a settembre. Il sistema delle preferenze sarà valutato con attenzione per evitare nuove divisioni e per rafforzare la governabilità senza sacrificare la rappresentanza dei territori.

Colleggi ridisegnati e altri interventi tecnici

Oltre a preferenze e ballottaggio, il centrodestra ha messo sul tavolo tre emendamenti unitari. Uno riguarda il premio di maggioranza, per gestire il caso in cui una coalizione superi i 113 seggi al Senato, evitando sovrapposizioni e garantendo un equilibrio nella distribuzione dei seggi.

Un altro emendamento rivede i confini dei collegi di Bolzano, Merano e Bressanone, zone chiave per l’Alto Adige. L’idea è adeguare i collegi alle nuove esigenze demografiche e politiche, per una distribuzione più equilibrata.

Non ci sono invece proposte comuni per la cosiddetta norma “anti-cespugli“, che limita la frammentazione dei piccoli partiti sotto l’1%. Forza Italia non ha presentato emendamenti. Fratelli d’Italia invece ha proposto di abbassare la soglia di esclusione dal 3% al 2%, cercando un equilibrio tra inclusione e governabilità.

Le opposizioni attaccano la riforma del centrodestra

Le opposizioni, in particolare il Partito Democratico con la segretaria Elly Schlein, hanno reagito con durezza. Schlein ha definito irresponsabile la proposta di introdurre il ballottaggio, accusandola di aumentare l’incostituzionalità della legge. Pd e forze di minoranza hanno annunciato battaglia, pronti a bloccare ogni tentativo che peggiori la legge elettorale in discussione.

Il fronte alternativo ha presentato emendamenti unitari per introdurre preferenze reali, abolire le liste bloccate e garantire la parità di genere. Chiedono anche di alzare la soglia per il premio di maggioranza al 45%, opponendosi all’idea di indicare un candidato premier e a qualsiasi riduzione della rappresentanza democratica.

Nel clima di scontro, anche Futuro Nazionale ha criticato l’idea di trattare i voti come se fossero pacchi da spostare tra coalizioni, ricordando che i consensi appartengono agli elettori e non possono diventare merce politica.

Con il voto in Aula ormai alle porte, la riforma della legge elettorale resta il fulcro di un confronto acceso e complesso nel Parlamento italiano del 2024.

Change privacy settings
×